A proposito di sedie

Quando abbiamo inserito HAY tra i marchi proposti in VUD Loves abbiamo capito subito che un prodotto in particolare entrava nelle nostre corde: i modelli di sedie AAC.

Hay Sedia

AAC: About a Chair

Questa sigla è l’acronimo di About A Chair, praticamente una dichiarazione sull’idea della sedia e del suo possibile archetipo. Hee Welling, il designer danese, che ha firmato con HAY la collezione, racconta così l’origine del progetto:

“Tutto è iniziato quando Rolf mi ha chiamato e mi ha detto: “Voglio fare un progetto che celebri tutto ciò che è meraviglioso di una sedia”. Così ha deciso anche il nome, che è molto importante: la collezione racconta la storia della sedia, incarna la sediosità (sediezza?), se così si può dire”

Rolf è Rolf Hay, il fondatore del brand, che con questo progetto desiderava raggiungere un equilibrio tra forma, funzione, comfort, dettagli ed estetica.

Versatilità infinita

About A Chair è una serie di sedute con guscio e gambe intercambiabili, che permette una versatilità quasi infinita. Rolf Hay infatti le descrive così:

“Tutti i pezzi della collezione sono incredibilmente versatili, e possono essere usati da chiunque, in ogni contesto. Questi prodotti funzionano perfettamente attorno ad un tavolo da pranzo o da conferenza, in un ristorante o in ufficio”

Le gambe sono in legno per i modelli AAC22/23, in tubo d’acciaio piegato per AAC 26/27, il guscio è sempre in polipropilene in 15 colori e riciclabile al 100%, con possibilità di rivestimento in tessuto o pelle: la About a Chair è perfetta in qualsiasi ambiente, che sia privato, pubblico o di lavoro. A noi piace metterle attorno ai nostri tavoli perché riescono a creare un certo distacco visivo mantenendo però una coerenza dettata dall’essenzialità delle linee.

Sostenibilità già dalla produzione

Inoltre, per noi la sostenibilità è sempre un valore aggiunto che con questo prodotto emerge già in fase di produzione: ogni pezzo della collezione è facile da montare e smontare, quindi in fase di produzione si possono mixare strutture, gambe e gusci per creare combinazioni pressoché infinite. Questo consente di razionalizzare la catena di produzione e di minimizzare gli sprechi, riutilizzando gli stampi e la componentistica.

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